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Come le Onde del Mare

November 14, 2018

 

Quando ci si avvicina allo yoga si vuole spesso ottenere il massimo beneficio da ogni posizione in termini di flessibilità e di forza nella esecuzione delle asana.

Si rivolge l’attenzione in particolare a quello che Iyengar definisce ‘Annamaya Kosa’ - ‘The conquest of matter’ ovvero all’aspetto esteriore della pratica. 

In tal modo possiamo percepire immediato benessere per i muscoli, le ossa e le articolazioni, gli organi interni. 

 

Tuttavia uno degli aspetti più importanti su cui focalizziamo le classi di yoga è la respirazione

All’inizio risulta complesso percepire il respiro anche soltanto dietro l’ombelico.

Eppure il respiro è sempre presente con noi in ogni momento della giornata. 

 

Mediamente si effettuano 15 respirazioni al minuto e circa 21.600 respirazioni nell’arco delle 24 ore. Questi valori sono dipendenti da tanti fattori come lo stato di salute, lo stile di vita e le condizioni emotive del momento. 

 

Ecco che inizia la magia dello Yoga: iniziare a portare consapevolmente l’attenzione al respiro associandolo ad ogni movimento.

 

Il respiro ci consente di entrare in una dimensione più interna ed introspettiva amplificando gli effetti benefici in termini di flessibilità e resistenza. 

Quando eseguiamo un flow l’idea è di associare il movimento al respiro e di scorrere come fossimo onde del mare. In tal modo riattiviamo tutto il corpo rimuovendo a mano a mano possibili blocchi. 

 

Il movimento deve essere sempre consapevole quindi va mantenuta un’osservazione attiva di cosa accade nel corpo in movimento.

All’inizio probabilmente saremo interessati solo alla forma finale ed estetica.

Quando conosceremo le posizioni nella loro forma finale l’idea è di rivolgere l’attenzione a ciò che accade ‘dentro’ il nostro corpo. 

Fermandoci ad esempio in Virabhadrasana II (Guerriero II) abbiamo la possibilità di sentire tutta l’energia generata dal flow e di ritrovare le radici del nostro corpo ben salde a terra. 

 

Quali sono i muscoli che attiviamo? Come è posizionato il nostro bacino? Quali sono i pensieri che associamo alla posizione e che intenzione vogliamo dare alla forma del guerriero? Stiamo respirando con consapevolezza? Sono tutte domande che possiamo farci perché la pratica dello Yoga è una pratica di studio costante di se stessi. 

 

Il Pranayama, ovvero la modifica volontaria del ritmo respiratorio, consente di lavorare con l’aspetto meno materiale della realtà, meno tangibile ed ugualmente presente ed importante. 

Tramite il respiro è possibile rendere viva la pratica dello Yoga trasformandola in un percorso di connessione ed inclusione guidandoci con delicatezza al di fuori della nostra ‘Comfort Zone’ quotidiana. 

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