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Una prospettiva per la pratica

June 25, 2019

Oggi durante la pratica ho sperimentato ancora una volta i potenti effetti della relazione tra corpo e mente. 

Avevo provato una nuova sequenza di apertura del bacino seguita da inversioni hand stands e da Salamba Sirsasana prolungata e mantenuta nel tempo.

Dopo qualche minuto ho percepito come un calore e mi sono tornate in mente molte immagini di me quando ero piccolo ed adolescente.

La sequenza è stata così forte che avrei desiderato piangere ma non mi sono concesso quel lusso: in un ambiente aperto sarebbe risultato alquanto strano. 

 

Questa immagine di me bambino è adesso così viva e forte.

 

Leggevo ieri un interessante articolo sul tasso di variabilità delle cellule umane. 

Spesso si afferma che ogni 7 anni il corpo umano si rinnova totalmente in ogni singola cellula. 

Non ho trovato al momento molte ricerche scientifiche che dimostrino in modo certo la validità di quest’affermazione. 

Tuttavia la scienza ha quantificato il tasso di variabilità di molti tipi di cellule umane.

Alcune cellule non si rigenerano affatto, altre invece continuano a rigenerarsi durante gli anni a velocità differenti.

 

Ad esempio le cellule epiteliali dell’intestino vengono totalmente sostituite in soli 5 giorni.

 

Le cellule intestinali più interne vengono totalmente sostituite ogni 16 anni.

 

I neuroni dell’ippocampo sono sostituiti ogni 20-30 anni.

 

La corteccia visiva interrompe la sua crescita alla nascita*.

 

Il nostro corpo quindi è in costante trasformazione e rigenerazione, eppure le impressioni del passato restano vive e sedimentate in fondo alle nostre memorie.

 

Non so per quanto tempo, forse pochi secondi, ho avuta l’impressione di ripercorrere tutta la mia vita fino ad ora. Quante cose avrei potuto fare, quante altre ho fatto e di cui vado fiero ed altre di cui vado decisamente meno fiero.

La mente umana ha tuttavia una spiccata propensione al dolore e agli eventi spiacevoli.

Lasciarsi trasportare da quella melodia decadente è estremamente facile. 

Quando si è allenati a osservare cosa accade, ci si lascia intrappolare meno.

Non ho respinte quelle emozioni, le ho osservate all’unisono e mi è apparsa la frase ‘PERDONO’.

Esistono molti modi per ferirci e per ferire il prossimo. 

Lo facciamo costantemente e non ce ne rendiamo conto.

Possiamo ferire una persona semplicemente perché non siamo consapevoli delle nostre azioni o dei nostri pensieri. Oppure possiamo ferire le persone perché non abbiamo delle competenze linguistiche e comunicative efficaci e quindi ci esprimiamo in modo goffo ed inopportuno.

Possiamo ferire noi stessi nel momento in cui reiteriamo dei dialoghi interiori che ci depotenziano e ci spingono in uno stato meno funzionale. 

Rimaniamo successivamente ancorati a degli eventi spiacevoli rinforzandone gli effetti in un loop costante.

Tutto ciò però appartiene al passato, e lo si può superare soltanto con il perdono, sviluppando un senso di compassione e di calore verso noi stessi e verso il prossimo. 

 

Non è facile ma forse è l’unica possibilità per renderci liberi.

 

Vorrei poter chiedere perdono a quel piccolo bambino dentro di me per tutte le volte che l’ambiente attorno a lui non è riuscito a dargli la possibilità di esprimersi appieno. 

Chiedergli perdono per tutte le volte in cui l’ambiente esterno lo ha forzato ad apparire ed essere ciò che era altro dalla sua natura. 

E chiedere perdono a tutte le persone alle quali volontariamente ed involontariamente quel bambino ha creato ed a volte crea ancora dolore. 

Forse possiamo sentirci liberi di portare tutto ciò che emerge dalla nostra mente nella pratica, con cuore aperto e curiosità.

Nel momento in cui il nostro volto tocca terra, proprio in quel preciso istante, intimamente ed in silenzio possiamo immergerci in un ‘oceano caldo’ e lasciare che tutte le barriere si sciolgano delicatamente. 

 

* https://www.businessinsider.com/how-old-are-cells-cellular-lifespan-2016-8?IR=T

 

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