August 11, 2019, Riccardo de Paolis
Che cosa ti motiva di più nella tua pratica personale?
Recentemente uno studente mi ha posta questa domanda e ho provato a rispondere il più sinceramente possibile.
E’ un tema che coinvolge diversi livelli e quindi diversi aspetti della personalità.
Esistono infatti degli ambiti di pratica condivisi, come i video e le foto delle asana che spero contribuiscano a rendere lo Yoga una disciplina affascinante e dalle mille possibilità.
Sono tutti quegli aspetti espansivi, che definiremmo Yang da un punto di vista taoista.
A questi ultimi si aggiunge una parte ‘segreta’, intima, che necessita di maggiore silenzio e semplicità e che potremmo definire come Yin e che apre le porte ad un ascolto profondo e sincero di se stessi.
Entrambe gli aspetti si alimentano e si arricchiscono a vicenda.
Riconosco quindi una spinta ed una motivazione nel condividere ciò che pratico attraverso le immagini e le parole. Tuttavia ancora maggiormente in profondità questa motivazione nasce da un vissuto personale.
La mia motivazione nel praticare Yoga nasce da un’esigenza di esprimere liberamente me stesso, e da un senso di giustizia che è in me molto radicato.
Quando medito posso verificare ciò che incontro, le sensazioni, le emozioni, i sentimenti che percepisco e che vedo nascere dalla mente e dal corpo.
Quindi l’idea è di portare tutto ciò che incontro durante la pratica seduta, all’interno della pratica delle asana con un’attitudine di apertura e di curiosità non giudicante.
C’è un senso di ‘essere un guerriero’ che mi spinge a fare cose che per la maggior parte delle persone risulterebbe come un sacrificio. In effetti è un piccolo sacrificio ad esempio svegliarsi prima al mattino per praticare. Eppure so anche che quello sforzo, quell’impegno efficace, mi consente di ‘sciogliere’ e metabolizzare ciò che si manifesta in un preciso istante.
Come insegnante mi assumo l’impegno e la responsabilità di mantenere il più possibile una integrità. Questo può essere perseguito, oltre che aderendo a degli standard internazionali, anche riconoscendomi in un contesto di pratica meditativa, visualizzando i mie errori, le mie mancanze quotidiane e portandole sul tappetino con una guida spirituale a supporto.
Quando entro in contatto con le persone non posso negare la vista e l’ascolto di mille problematiche. A volte ho più energia e posso ascoltare di più. Altre volte ne ho di meno e ho bisogno di rifocalizzare l’attenzione su me stesso. In entrambe i casi l’ascolto della sofferenza in generale rappresenta per me una motivazione per la pratica.
Lo Yoga nasce spesso come una pratica personale e l’auspicio che faccio a tutti è di poterla trasformare in una pratica collettiva, silenziosa e rispettosa delle diversità.
Quando ci riconosciamo nel prossimo possiamo diluire i nostri dolori, ci sentiamo meno soli e possiamo verificare come i nostri comportamenti ed i nostri pensieri influenzino le nostre azioni e quelle altrui.
Infine un altro aspetto che mi motiva è la curiosità.
Cosa posso scoprire oggi dal mio corpo?
Come mi sto comportando in relazione a determinati stimoli ed eventi? Sto mettendo in atto dei meccanismi identici o posso scorgere delle nuove possibilità?
Come posso accedere a determinate posizioni? Come posso accoglierle quando sono meno energico? Come posso renderle accessibili a tutti?
Alla base della mia motivazione c’è una idea, un tendere a qualcosa di importante che spero possa migliorare la qualità della vita delle persone.
Concludo rivolgendoti la stessa domanda con la quale ho iniziato questa condivisione: Cosa ti motiva di più nel praticare Yoga?
Buona esplorazione….
Namaste
Riccardo
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