Il termine Sankalpa si riferisce ad un’affermazione positiva che generalmente viene fatta all’inizio della nostra pratica. La parola sanscrita Sankalpa deriva dalla radice klrip preceduta dal prefisso sam. Il prefisso sam fornisce un senso di perfezione e completezza, di integrità. La parola krlip indica qualcosa di ben ordinato, adatto, corrispondente, in accordo con. La ripetizione del sankalpa avviene in una dimensione di apertura di cuore e di fiducia nel percorso della pratica. In questo modo possiamo riconnetterci ad una dimensione interna che va oltre l’idea di ottenere un semplice obiettivo. Quando si inizia la pratica si recita mentalmente e personalmente un voto che sentiamo vivo in quel preciso istante e che vogliamo coltivare nel tempo.
Gli elementi fondamentali per accedere al proprio Sankalpa sono:

- Intenzione
- Intensità
- Ripetizione
Questo significa che non è sufficiente ripetersi il classico auspicio di inizio anno.
L’affermazione che possiamo individuare invece rappresenta un ‘tendere a’, un auspicio sincero. E’ come se ci trovassimo davanti ad un bellissimo lago e lanciassimo un sasso nella sua profondità. Non ci aspettiamo di osservare fino a dove arriva il sasso. Ma possiamo osservare con fiducia che quel sasso produce delle onde più o meno piccole sulla superficie del lago.
Come si individua un sankalpa e in che modo si può praticare con esso?
La ricerca di un sankalpa è manifestazione della pratica con noi stessi. Uno degli aspetti più importanti nel viaggio dello Yoga è di riconoscere i nostri stati mentali, emotivi, e fisici. Se non riconosciamo il punto di partenza non possiamo comprendere in che modo arrivare ad un obiettivo. Ragioniamo per esempio in termini razionali soffermandoci sui nostri punti di forza e sui nostri punti di debolezza. Un esercizio che viene proposto in occasione del Mindfulness Based Stress Reaction protocol è di prendere nota delle proprie emozioni durante il quotidiano. Prima ci si sofferma sulle esperienze positive e poi su quelle negative. Si osservano le sensazioni fisiche annotandole su un diario personale. Si osservano i pensieri associati a tali sensazioni fisiche ed infine le emozioni che ne emergono. Osservandoci nel tempo noteremo dei pattern precisi. L’osservazione consapevole ci consente quindi di anticipare poi quei pattern e di scegliere con maggiore libertà la nostra risposta ad essi.
Accogliamo nel tempo aspetti positivi e negativi e rinforziamo con un auspicio quelli positivi come ad esempio: ‘che io possa sviluppare maggiore gentilezza e maggiore capacità di ascolto’ oppure ‘che io possa sviluppare maggiore pazienza’, ‘che io possa essere felice e grato’, ‘che io possa avere meno pregiudizi’.
In questo modo con un dialogo gentile ci apriamo alle possibilità che quelle onde del lago hanno di espandersi e di fornirci ciò di cui abbiamo bisogno.

La pratica del Sankalpa non è frutto di una esigenza egoistica: ‘voglio smettere di fumare’ ‘voglio una macchina nuova’ ma è un’apertura compassionevole in uno spazio di consapevolezza.
L’intensità quindi non è nello ‘sforzo’ con cui ripetiamo un’affermazione, ma nell’amore che riusciamo a contattare mentre ricordiamo questa affermazione e mentre la lasciamo andare. Per riconnetterci a questo amore è fondamentale aprirsi con fiducia e con umiltà. In quello spazio in cui abbiamo provato a mollare tutte le nostre idee, tutti i nostri pregiudizi su persone, eventi, su noi stessi..è li che ripetiamo per un certo numero di volte il nostro sankalpa.
Dopo aver creato questa connessione iniziamo la nostra pratica sul tappetino. Movimento, calore, intenzione. E’ come bruciare un campo di erbacce e preparare il terreno per poi piantare il seme alla fine della pratica.
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