Lo Yoga è una scienza esperienziale basata sulla nostra pratica quotidiana.
All’inizio possiamo concepire lo Yoga come una pratica personale e individuale, basata sulla osservazione di noi stessi e noi stesse. Avendo strutturata una routine quotidiana, quando ci stabilizziamo sul nostro tappetino per le asana, possiamo osservare le sensazioni fisiche associate al nostro corpo. Respiriamo quindi in modo consapevole, osservando le sensazioni fisiche percepite, sia nelle posizioni statiche sia in quelle più dinamiche. E’ possibile percepire in che modo tali sensazioni si trasformano e questo percorso di osservazione viene costantemente raffinato attraverso il respiro.
Generalmente le lezioni di Hatha Vinyasa Yoga ci consentono di sperimentare il fluire dei movimenti e la nostra attenzione è focalizzata maggiormente all’aspetto fisico e materiale della esperienza. Pensiamo ad esempio alla zona del bacino, a quella dei glutei spesso contratti, oppure alle spalle: nella maggior parte dei casi e lì che abbiamo sedimentato inconsciamente le esperienze della nostra vita di tutti i giorni.
Quando invece siamo invitati alla pratica dell’Hatha Yoga la nostra attenzione è focalizzata maggiormente verso una condizione di staticità e fermezza. Nello spazio occupato dal nostro corpo apparentemente immobile, si manifestano altre sorgenti di dinamismo: il respiro, il battito cardiaco, i movimenti degli organi interni, le vibrazioni, i pensieri e le emozioni.

Come un movimento a spirale invitiamo il nostro corpo/mente a sedimentarsi in una posizione. Percepiamo l’effetto di un movimento o di una pratica yogica precedente, osservando il nostro campo mentale e di consapevolezza.
L’osservazione consapevole e senza giudizio di una posizione fisica nel respiro consapevole, consente di accedere ad uno spazio di maggiore libertà. Si apre per noi la possibilità di scegliere con consapevolezza come agire nei confronti di uno stimolo, interno o esterno. La nostra naturale tendenza alla reattività viene quindi sostituita da una nuova attitudine: la capacità di osservare senza giudizio ciò che emerge dal campo di esperienza. Tale spazio, fisico e mentale, ci concede la possibilità di scelta.
Possiamo cioè essere meno reattivi davanti alle sfide della nostra vita, continuando a riconoscere in tutta la loro pienezza le emozioni, le sensazioni fisiche, i pensieri. Lo sforzo impiegato per mantenere la mente focalizzata su un oggetto dell’esperienza è denominato in sanscrito Abhyasa.
Tatra Sthitau Yatnah Abhyasah [Yoga Sutra 1.13]
Tale sforzo incessante consente alla mente di tranquillizzarsi ed eventualmente ottenere uno stato della mente stabile e tranquillo. E’ importante ricordare che non è possibile fermare la mente. Si accede invece ad una condizione di equilibrio del flusso mentale, osservando il quale non siamo catturati da ciò che si osserva. Abhyasa è pertanto quello sforzo che compiamo nel momento in cui osserviamo che la mente produce immagini, pensieri, emozioni e volontariamente riportiamo l’attenzione ad un oggetto, ad esempio al flusso del respiro o ad un mantra o ad una visualizzazione.
L’azione di riportare l’attenzione all’oggetto di meditazione avverrà sempre più spontanea e morbida. Non rifiutiamo ciò che appare nel campo mentale ma lo osserviamo e riportiamo l’attenzione al momento presente. L’azione del lasciar andare, del non trattenere e del non disperdere è chiamata in sanscrito Vairagya. Vairagya richiede una volontà profonda di osservare, investigare ciò che costituisce la nostra mente, le nostre abitudini. Siamo cioè gradualmente sempre più disposti e coraggiosi nell’osservare i nostri punti di forza e sopratutto i nostri punti di debolezza. La combinazione di Abhyasa e Vairagya ci guidano attraverso vari stadi di samadhi cioè di illuminazione o consapevolezza espansa, fino ad uno stato di Vishoka, una condizione di gioia e luminosità intrinseca ( Y.S. 1.36)

L’osservazione può aprirci infine ad uno spazio di gentilezza e di compassione. Questo è l’aspetto più entusiasmante dello Yoga. La pratica non è una tecnica sterile o di autoanalisi per essere maggiormente produttivi a lavoro o nei nostri compiti o per isolarci dal resto del mondo. Lo Yoga ha come obiettivo quello di aprirsi al prossimo, perché è nel prossimo che ci si riconosce, e attraverso cui si è riconosciuti. Man mano che i desideri autocentrati si riducono, essendo essi alla base dei nostri blocchi, possiamo condividere con gli altri questo spazio di gioia. Siamo partecipi della felicità altrui e siamo in ascolto di chi soffre, mostrando amore da uno spazio di equilibrio ed equanimità.
Spetta a noi creare un ambiente favorevole alla pratica quotidiana. Osserviamo in che modo impieghiamo il tempo ogni giorno e forse scopriremmo con grande sorpresa una quantità di tempo a disposizione. Il tempo utilizzato sui social media, o nella visione di film può essere dedicato a noi stessi e noi stesse, per ascoltare il corpo, osservare la mente e favorire uno stato di equilibrio fisico, mentale, energetico.
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