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Parivritta Trikonasana: dalla materia allo spazio pranico

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Parivritta Trikonasana: dalla materia allo spazio pranico

Settembre 3, 2024Settembre 3, 2024by Riccardo De Paolisin BlogTags agni sara

Ogni Asana rappresenta un portale di accesso ad una dimensione esperienziale fatta di sensazioni fisiche, pensieri, emozioni, energie. 

Quando entriamo in una forma fisica ricordiamo la premessa dello Yoga, cioè che stiamo effettuando una serie di pratiche nello spazio e nel tempo per contattare uno spazio di luminosità interiore e per sviluppare il nostro potenziale in accordo con ciò che E’.

Prendiamo come esempio Parivritta Trikonasana, il triangolo inverso.

Il Trikonasana inverso è una posizione molto complessa che richiede concentrazione e stabilità mentale.

Osserviamo dove è necessario radicare a terra la forma, da dove cioè l’asana riceve energia radicandosi. Il piede posteriore verrà posto in modo tale da essere ruotato circa di 60° mentre il piede anteriore sarà disposto in direzione parallela alla linea del tappetino. 

La posizione del piede posteriore (ad esempio nella foto il piede sinistro) sarà leggermente più aperto rispetto alla direzione del piede del Trikonasana.

Questo aspetto potrà facilitare una maggiore stabilità dell’Asana ed incrementerà lo stretching del polpaccio sinistro. 

Il tallone del piede posteriore dovrebbe poter contattare terra. Ma se ciò non dovesse accadere potremo utilizzare una parete a supporto riducendo la distanza dei piedi e ponendo il tallone a contatto con la parete stessa.

La discesa del tronco può essere molto sfidante. Se si sceglie di portarsi in avanti con il busto (come in Parsvottanasana) sentiremo subito uno stretching del polpaccio destro e del bicipite femorale destro. Questa discesa può essere modulata flettendo delicatamente il ginocchio anteriore ed utilizzando dei mattoncini a supporto su cui porre le nostre mani. 

Recuperiamo quindi la linea attiva della forma ingaggiando la pianta del piede anteriore, estendendo la gamba destra, il quadricipite anteriore contratto, il bicipite femorale è in allungamento, il perineo con l’attivazione di Mula Bandha fornisce la stabilità necessaria all’asana, il bacino è ruotato in avanti, la spinta del piede posteriore in direzione di 60° consente uno stretching ancora più intenso del polpaccio sinistro.

La difficoltà di questa asana deriva dalla torsione laterale. La linea della spalla, del petto e del bacino dovrebbe essere parallela ad una ipotetica parete posteriore. 

Il segreto della pratica è nel respirare. 

Osserviamo il respiro nelle difficoltà di questa forma fisica, i suoi tremori, le sue trattenute.

Man mano che il corpo si adatta inizieremo il pranayama nell’asana. 

Notiamo come mantenendo la posizione si favorisca un massaggio intestinale e si sblocchi la narice superiore, nel caso della foto la narice destra, corrispondente a Pingala, energia solare. 

Osserviamo con consapevolezza (pratica di mindfulness) come e se varia il nostro contenuto mentale.

L’attivazione di Mula Bandha dona concentrazione e forza ma rappresenta, nel contesto del pranayama, la possibilità di condensare forza vitale in quella zona che forma un vero e proprio diamante, tra coccige, pube ed ossa ischiatiche. Mula Bandha consente di creare una zona di stabilità per il lavoro di Pranayama. E’ essenziale la linea perineo, ombelico, centro cuore. Nell’espandere la durata dell’asana possiamo scoprire dove ci sono zone lasche e distratte, dove ci sono tremori e dove ci sono zone che stiamo attivando troppo causando apnee indesiderate o suoni del respiro troppo violenti. Quando siamo in Sthiram e Sukham, cioè stabili e comodi, possiamo accedere alla dimensione pranica: Aroha ciò che porta verso l’alto ed Avaroha ciò che porta verso il basso. 

Quando emerge lo spazio pranico emerge il ‘senza sforzo nello sforzo’ e la consapevolezza di una dimensione interiore.

L’attivazione del centro pranico attraverso Agni Sara ci consente letteralmente di espandere le frequenze del nostro corpo, di ottenere maggiore afflusso di sangue in tutte le cellule del corpo, di rimuovere ostacoli mentali consentendo alla mente di accedere più rapidamente ad uno spazio luminoso: è come se ad ogni respiro stessimo rinascendo. Questa pratica di Mindfulness ci consente di godere del momento presente accelerando una forma di ‘pulizia’ interna.

L’asana dunque rappresenta un veicolo per accedere infine in meditazione in assorbimento meditativo, in una realtà di Vishoka (senza sofferenza) e Jyotishmati (gioia interiore).

Ricordiamo, all’infinito, che questa esperienza di gioia e di agio mentale è soltanto l’inizio di un percorso di osservazione e trasformazione. Successivamente avendo appresa l’arte di stare nello spazio luminoso sarà possibile dirigere tale sfera luminosa (o esperienza di pace interiore)  in specifiche aree del corpo/mente per osservare e trasformare le nostre zone che consideriamo meno luminose. Non si tratta di eliminare, di rifiutare, ma di abbracciare con Amore, Saggezza e Compassione.

00Corso di Mindfulness Based Stress ReductionRiflessioni Mindfulness Based Stress Reduction Protocol 5° Edizione

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